Chiavenna

Ufficio Informazioni Chiavenna

23022 - Chiavenna (SO) Piazza Caduti della libertà
T 0343 37485
F 0343 37361

Orario apertura dal 10.09.18 al 09.06.19
Feriali: 09:00 - 12:40 e 14:00 - 18:50
Festivi: 10:00 - 12:00 e 14:30 - 18:00

Chiuso: 25 dicembre, 01 gennaio, 21 aprile





consorzioturistico@valchiavenna.com
www.valchiavenna.com

Informazioni e richieste per gruppi, convegni, eventi Chiavenna

23022 - Chiavenna (SO) Piazza Caduti per la libertà
T 0343 37485
F 0343 37361

Orari di apertura
Dal lunedì al sabato: 09:00 -12:40 e 14:00 - 18:50. 
Domenica e festivi 10:00 - 12:00 e 14:30 - 18:00.

consorzioturistico@valchiavenna.com
www.valchiavenna.com

Madesimo

Ufficio Informazioni Madesimo

23022 - Madesimo (SO) Via alle Scuole
T 0343 53015

Da lunedì 10 settembre fino a domenica 25 novembre 2018
Feriali: 09.00-12.30 e 14.30-18.00
Festivi: 09.00-12.30


 

 

 



info@madesimo.eu
www.madesimo.eu

Campodolcino

Ufficio Informazioni Campodolcino

23022 - Campodolcino (SO) Via D.R. Ballerini,
T 0343 50611

Dal 01 ottobre
lunedì, martedì e domenica  9.00-12.30
mercoledì e giovedì    chiuso
venerdì 15.00-18.00
sabato 9.00-12.30 e 15.00-18.00  




campodolcino@valtellina.it
www.campodolcino.eu

Home    Gastronomia e tradizioni   Tradizioni e artigianato



Un moment de nostalgia

di Guido Scaramellini

Tra la quindicina di poesie scritte in dialetto chiavennasco da Giovanni Bertacchi, “Un momént de nostalgìa” è la più nota, almeno in Valchiavenna, non foss’altro che per la buona consuetudine, purtroppo oggi poco rispettata, di proporla nelle scuole. Ma essa è anche una delle più vive e cariche di quella nostalgia che è tra i temi più cari a Bertacchi, il
quale, lontano dalla sua valle, davanti al caminetto di un ristorante di Padova, dov’era docente universitario, ricorda i natali della fanciullezza.

Nel 70° anniversario della morte, avvenuta il 24 novembre1942 nella casa di cura Villa Fiorita a Brugherio presso Monza, oggi municipio, e sotto le feste di Natale pare opportuno
riproporre questa poesia, in cui al poeta appare viva la sua “Ciavéna”, attorniata dai pendii ripidi e franosi, con il suono delle campane che dialogano da paese a paese. Fissando la
neve che scende, egli va con la mente alla sua valle, sente le campane chiamare per la novena e ripercorre i pomeriggi della vigilia quando con i compagni andava nei boschi e
nelle selve a fare alloro, muschio e pungitopo per il presepe, continuando un rito tramandato da generazioni. Poi arrivava il giorno dell’Epifania (allora erano i magi e solo
loro a portare i doni) e mi bambini, nella notte di vigilia, in attesa spasmodica sotto le coperte. Ma qui l’italiano non sa rendere la forza espressiva del dialetto: “Nün a scüur, coi öc avèert, / trepignavom sot ai cuèert”. E, il giorno dopo, la grande festa tra doni e regali. Ma erano ormai finite le feste e tutto tornava alla normalità con la ripresa delle scuola. Un quadro pieno di tenerezza e di calore umano, reso mirabilmente dal dialetto dove - com’è stato altre volte notato - il poeta meglio riesce a rendere i suoi stati d’animo, senza eccessive preoccupazioni formali. Non è un caso che Bertacchi abbia cominciato a poetare in dialetto solo verso i sessant’anni, “come vün scià strach del sò viac”, dirà in un’altra poesia, alla ricerca della fede tradizionale e dei valori ad essa collegati. Scrisse in proposito Luigi Medici, alunno prima, collega poi come poeta dialettale: “Si riaccendeva
anche per lui, giunto al tramonto, la lampada che gli aveva affidato al mattino la madre”

GIOVANNI BERTTACCHI 1942-2012: 70° ANNIVERSARIO DELLA MORTE
“Quant Ciavena la se inòcia …”, i versi cominciano a scorrere, le rime oscillano, le immagini diventano nitide, una nostalgica malinconia mi prende o forse sono io che mi lascio dolcemente pervadere. Ricordi di infanzia riaffiorano dal profondo dell’animo, sensazioni di accogliente, protettivo tepore, odore di arance, immagini di statuine di pecore e pastori, di momenti condivisi e sereni dove gli affetti tutto avvolgono.
Ogni volta che lo leggo o lo sento recitare, questo dolcissimo “moment de nostalgia” riesce a suscitare nel mio animo una carica emotiva ed affettiva forte e sempre nuova. Ho qui l’occasione di esprimere a nome dei cittadini di Chiavenna la riconoscenza per il contributo che Giovanni Bertacchi, professore universitario di lettere e poeta, “ciavenasc”, vissuto fra ‘800 e ‘900, ha saputo dare per far crescere ed arricchire la nostra Comunità
sia da un punto di vista sociale che culturale e per quanto ha amato la sua città. Il nostro essere chiavennaschi oggi affonda le sue radici anche nell’opera di quest’uomo, di questo fine letterato e poeta che della cultura dello stare insieme, del condividere ed accogliere, dell’essere tolleranti ed ospitali e di una particolare “finezza” di modi e di gusti, aveva fatto una filosofia di vita.
Grazie Giuanin Bertacch a nome di tutti i Chiavennaschi per la tua umanissima eredità.

Maurizio De Pedrini
Sindaco di Chiavenna
Chiavenna, 24 novembre 2012
 







In primo piano: proposte, eventi e curiosità

Webcam live

Clicca per ingrandire