Chiavenna

Ufficio Informazioni Chiavenna

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T 0343 37485
F 0343 37361

Orario di apertura inverno 2017/2018
Dal lunedì al sabato: 09:00 -12:40 e 14:00 - 18:50
Domenica e festivi: 10:00 - 12:00 e 14:30 - 18:00

L´ufficio turistico rimarrà chiuso lunedì 01 gennaio 2018

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Campodolcino

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La caurga della Rabbiosa un monumento naturale

Monumento naturale “Caurga della Rabbiosa”

Il Monumento Naturale “Caurga della Rabbiosa” è stato istituito con deliberazione n. 7/10204 del 6 agosto 2002 della Giunta Regionale della Lombardia, al fine di tutelare le caratteristiche naturali geologiche, geomorfologiche e paesaggistiche dell´area. Il monumento, come le Cascate dell´Acqua Fraggia e la riserva naturale delle Marmitte dei Giganti a Piuro e a Chiavenna, è un geosito e fa parte del Sistema delle Aree Protette Lombarde (l.r. 30 novembre 1983, n.86). L´ente gestore è la Comunità Montana della Valchiavenna. È stato individuato come un punto importante lungo l´itinerario “I monti di Carducci” (da Isola ad Avero) della “Via Geoalpina”, progetto ideato nell´Anno internazionale del Pianeta Terra.
 
Qui inizia il sentiero esterno e parallelo alla forra, detta “Caurga della Rabbiosa”. Nella forra, incisa dal torrente subglaciale tra circa 20.000 e 11.000 anni fa nelle rocce scistoso – cristalline della Faida Tambò, si susseguono cascate, polle e “marmitte” di erosione. La conca Groppera – Stella era occupata da un vasto ghiacciaio, la cui lingua scendeva lungo la Val Rabbiosa sino a Campodolcino. Dalla soglia di Fraciscio (Folopp), punto superiore e terminale, allo sbocco nel punto in cui ci troviamo, l´alveo perde rapidamente circa 120 m di quota. Più oltre si apre un ampio conoide alluvionale su cui stanno le frazioni Corti, Acero e Tini di Campodolcino.


La valle nell´imbuto: qui nasce la Caurga.

La Gola della Caurga fu incisa dal torrente subglaciale proveniente dalla conca Groppera-Stella. La forra si trova presso il contatto tra la lingua glaciale laterale della Rabbiosa (massa secondaria) e la preponderante massa del ghiacciaio che scendeva dallo Spluga, riempiendo la valle del Liro. L´effetto di sbarramento del ghiaccio principale provocava “sovrapressioni” nelle acque di fusione del torrente laterale. Ciò aumentava enormemente la capacità di trapanamento del substarto roccioso. I ciottoli, trascinati con movimento turbinoso dalle acque subglaciali, fungevano da agente abrasivo. Il Torrente Rabbiosa, nella sua fase evolutiva coincidente con la fase terminale dell´ultima glaciazione (circa 20-11000 anni fa), ha inciso una forra di pochi metri di larghezza. La forra non inizia improvvisamente in questo punto. Qui essa termina. Il meccanismo di erosione del torrente subglaciale inizia da valle e procede verso monte: si tratta di un tipico esempio di erosione “regressiva”. L´acqua del torrente subglaciale, bloccata a valle dall´ostacolo del ghiacciaio del Liro, liberava la sua energia incidendo all´indietro il suo alveo strettissimo, dalle pareti verticali. L´erosione regressiva del torrente subglaciale ebbe termine nel momento in cui il ghiacciaio Groppera-Stella si ritirò e le abbondanti acque, dovute alla sua fusione, scavarono verso monte l´ampia valle del Torrente Rabbiosa.


Torrente Rabbiosa: un toponimo significativo.

Il toponimo, ricorrente nelle Alpi, richiama le alluvioni che questo torrente ha ripetutamente provocato. Nel 1927 si susseguirono due eventi, il primo in data 25 settembre ed il secondo il 9 novembre. Presso le frazioni Corti e Acero, il fondovalle raggiunge la massima ampiezza di tutta la Val San Giacomo. Si tratta di una superficie poco convessa, facilmente raggiunta dalle acque in caso di piena. Da notare la brusca “rottura di pendenza” tra il fondovalle e il basso versante retico, inciso dal torrente subito a monte dei tornanti della strada per Fraciscio. La mancanza di adeguate opere di presidio idraulico, costruite negli ultimi decenni, permise il deposito di alluvioni nella fascia più vicina al torrente, ancora visibili presso il bordo destro sotto la chiesa nonostante il parziale spietramento dei campi.


Evoluzione della Valle della Rabbiosa.

Il Torrente Liro e i suoi affluenti, come la Rabbiosa, hanno bacini in rapidissima evoluzione morfologica. L´effetto, come forme di paesaggio, si può osservare sia verso lo sbocco della Rabbiosa (Caurga e conoide alluvionale), sia verso lo spartiacque con il bacino del Reno (Passo di Angeloga). Il bacino della Rabbiosa ha una superficie di circa 11 km quadrati e una forma composita. La parte superiore è una grande conca glaciale di sviluppo circolare quasi perfetto. La stretta sotto Fraciscio si trova presso l´orlo di un terrazzo strutturale inciso dal Torrente Rabbiosa, per trovare il punto di sbocco nel Liro. Il terrazzo fa parte di un sistema sviluppato per circa 10 km di lunghezza parallelamente al fondovalle della Val San Giacomo, da Teggiate fino a Bondeno. Questo punto di osservazione illustra la morfologia della Valle della Rabbiosa a monte della Caurga. Da qui possiamo osservare come il grande fondovalle glaciale del ghiacciaio Groppera – Stella sia stato invaso da enormi massi arrotondati, abbandonati dal ghiacciaio dopo il suo ritiro. A valle del ponte sono ancora ben visibili le tracce dell´antico alveo, che presentava un´ampiezza quasi doppia di quello attuale.


L´interno della forra, parte inferiore.

La Caurga mostra forme spettacolari scolpite in rocce scistoso – cristalline (basamento della Falda Tambò), in prevalenza gneiss. La scistosità è generalmente inclinata verso monte di venti-trenta gradi ed è tagliata dalle superfici di erosione. Il Torrente Rabbiosa ha inciso una forra angusta e profonda, con una larghezza che varia da 2 a 10 metri. Si susseguono cascate e conche di escavazione denominate “ marmitte dei giganti”. Queste sono perfettamente levigate, spesso composite e a volte collegate tra loro da docce di forma elicoidale. I ciottoli, intrappolati in depressioni del fondo e fatti ruotare turbinosamente dalla corrente e dai suoi vortici, abradono le pareti della cavità, l´allargano e la approfondiscono. A loro volta, si consumano progressivamente e possono rimanere nelle cavità.
Le cascate si formano in corrispondenza di spalti rocciosi, modellati lungo la scistosità. La vegetazione rispecchia l´asprezza di questo luogo. L´ambiente umido e povero di luce, dovuto alla difficoltà  con cui penetrano i raggi del sole, permette la crescita di poche piante, in particolare felci, muschi e licheni.


L´interno della forra, parte superiore.

In questo tratto si può ammirare il lavoro fatto dalle acque del torrente subglaciale e dai ciottoli in carico: pareti rocciose verticali perfettamente levigate con alternane di salti, pozze e scivoli curvilinei. Le superfici di erosione mettono a nudo la tessitura delle rocce, ovvero le caratteristiche di forma, dimensioni e disposizione dei granuli minerali che le compongono. Si  osserva l´alternanza di sottili livelli di diversa colorazione e composizione mineralogica. Spicca la differenza tra toni chiari (dati da quarzo e feldspati) e scuri (clorite, biotite e anfiboli). Oltre alla variegatura cromatica, si osservano pieghe sinuose molto accentuate. Come l´intero arco alpino, anche questo luogo ha subito e registrato le formidabili pressioni e alte temperature, causati dal sollevamento della catena montuosa. Le rocce della Caurga si sono trovate a grandi profondità (fino a diverse decine di chilometri), dove si manifesta un comportamento duttile. La storia geologica ha modificato e “cotto” la roccia, costringendola a comportarsi come se fosse un fluido, come l´impasto di una torta variegata alla crema e cioccolato.


Testi Comunità Montana della Valchiavenna



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