Chiavenna

Ufficio Informazioni Chiavenna

23022 - Chiavenna (SO) Piazza Caduti della libertà
T 0343 37485
F 0343 37361

Orario di apertura primavera 2018
Dal lunedì al sabato: 09:00 -12:40 e 14:00 - 18:50
Domenica e festivi: 10:00 - 12:00 e 14:30 - 18:00



consorzioturistico@valchiavenna.com
www.valchiavenna.com

Informazioni e richieste per gruppi, convegni, eventi Chiavenna

23022 - Chiavenna (SO) Piazza Caduti per la libertà
T 0343 37485
F 0343 37361

Orari di apertura
Dal lunedì al sabato: 09:00 -12:40 e 14:00 - 18:50. 
Domenica e festivi 10:00 - 12:00 e 14:30 - 18:00.

consorzioturistico@valchiavenna.com
www.valchiavenna.com

Madesimo

Ufficio Informazioni Madesimo

23022 - Madesimo (SO) Via alle Scuole
T 0343 53015

Orario di apertura fino al 05 giugno compreso
Feriali: 9.00–12.30 e 14.30–18.00
Festivi: 9.00–12.30

 

 



info@madesimo.eu
www.madesimo.eu

Campodolcino

Ufficio Informazioni Campodolcino

23022 - Campodolcino (SO) Via D.R. Ballerini,
T 0343 50611

Dal 11.04.18 al 31.05.18
Lunedì: 09-12.30
Martedì: 09-12.30
Mercoledì: chiuso
Giovedì: chiuso
Venerdì:15-18.00
Sabato: 09-12.30 e 15-18.00
Domenica: 09-12.30




campodolcino@valtellina.it
www.campodolcino.eu

Home    Cosa fare   Itinerari



La Torre di Segname

"A sud-ovest di Gordona, sovra nuda e scabrosa montagna, a circa 600 metri sul livello del piano, sorge ardita e maestosa una torre appellata costantemente Segname, di cui s´ignora l´origine e lo scopo, ma che alcuni opinano essere opera romana e quivi piantata per uso di telegrafo".
G.B. Crollalanza

Le torri di segnalazione e di avvistamento testimoniano le vicende storiche di Valchiavenna e Valtellina, territori che hanno avuto da sempre una posizione strategica importante, punto di collegamento ideale tra nord e sud e luogo di passaggio obbligato per gli spostamenti dalle montagne alla pianura, e che hanno visto nel corso dei secoli il sorgere di varie costruzioni con funzioni difensive.

Valtellina e Valchiavenna non furono più povere rispetto ad altre vallate alpine di torri e castelli: solo che particolari eventi storici hanno fatto sì che ne siano sopravvissuti meno che altrove. La maggior parte di queste costruzioni, infatti, ha subito gravi devastazioni nel corso dei secoli: alcune sono state rese inservibili all´inizio del ´500, dopo la conquista delle vallate valtellinesi e valchiavennasche da parte dei Grigioni; altre, invece, sono riuscite a resistere ed arrivare fino a noi, come testimonia la Torre di Segname a Gordona, in Valchiavenna, grazie soprattutto ai recenti interventi diripristino e consolidamento, finanziati dalla Legge Valtellina e dal Comune di Gordona, con il conseguente riconoscimento dell´edificio, da parte della Soprintendenza per i beni ambientali e culturali, di "evidente testimonianza della storia militare del territorio e di antiche tecniche di costruzione". Inoltre, anche la suacollocazione in cima ad un imprendibile sperone roccioso, il fatto di non essere stato teatro di azioni militari particolari, e la sua struttura architettonica essenziale, hanno fatto resistere la Torre attraverso i secoli, fino ai giorni nostri.

L´aspetto di fruibilità dell´edificio è stato inoltre curato secondo diversi aspetti: la messa in sicurezza e la bonifica del percorso per accedervi dai vicini abitati di Gordona e Samolaco, oltre ad un impianto di illuminazione che rende visibile la Torre dall´intera valle. Attualmente è possibile entrare all´interno della Torre ed accedervi fino alla sua sommità, chiedendo la chiave di accesso del cancello esterno al Comune di Gordona. (Fonte: Amministrazione Comunale di Gordona)
 
Il quadro storico delle torri di segnalazione
L´epoca più antica e documentata di fioritura di torri è da individuare all´inizio del Basso Medioevo o poco prima con il feudalesimo, fino al 1300, in concomitanza con le lotte tra Guelfi e Ghibellini. Nelle due valli le fortificazioni venivano presidiate dallo Stato (Visconti, Sforza, Spagna e Grigioni) o dai grandi comuni.
Fino al ´500 la Valtellina e la Valchiavenna avevano gravitato nell´orbita del ducato di Milano, la cui rete di castelli e torri aveva avuto scopi strategici, con orientamento contro possibili invasioni dal nord.
Nel 1639 però, il Capitolato di Milano sancì il ritorno delle Tre Leghe in Valtellina e Valchiavenna, e stabilì inoltre, che fossero distrutte tutte le fortificazioni, affinché non potessero più servire a nessuna fazione.
I nuovi conquistatori, quindi, preferirono smantellare la gran parte del sistema difensivo precedente, anche alla luce delle nuove considerazioni strategico-militari che, con l´introduzione dell´artiglieria, vedevano ridursi di molto le valenze di tali fortilizi: anziché distruggere dalle fondamenta però, ci si limitò a rendere inservibili gli edifici, eliminando innanzitutto le coperture. Se al diroccamento del 1639 si aggiunge quello ordinato dai Grigioni nei decenni subito successivi al loro ingresso in Valtellina, si capisce perché oggi, della sessantina di difese, ne sussista circa la metà, spesso allo stato di rudere.

Le torri di segnalazione e di avvistamento facevano parte di un capillare sistema di punti di avvistamento e segnalazione ottica che correva lungo la Valchiavenna, la Valle Spluga e la Val Bregaglia.
La rete era molto ben organizzata e permetteva, in caso di emergenza, una buona preparazione ed una sollecita difesa, rendendo le fortificazioni presenti nella zona quasi inespugnabili.
La scarsità delle segnalazioni ed il mancato funzionamento dei piani sistematici di difesa dei castelli avrebbero potuto essere fatali.
Nelle torri isolate di vedetta le porte si aprivano non a livello del suolo, ma all´altezza di 3-4 metri; vi si accedeva mediante scale a pioli che potevano essere ritirate facilmente in caso di allarme. Nelle torri e nelle mura si aprivano feritoie, da principio per il lancio di frecce e pietre, poi per lo sparo delle armi da fuoco; talora c´erano pure delle caditoie dalle quali venivano gettate sugli assalitori acqua bollente e pietre.
Soprattutto nel IX e nel X secolo si innalzarono torri di segnalazione con l´obiettivo di segnalare passaggi di soldati o popolazioni migranti che dai valichi alpini si dirigevano verso la pianura: la Valchiavenna, infatti, era una specie di corridoio per genti ed eserciti che vi transitavano.

La storia delle nostre valli è legata in gran parte all´importanza delle strade: storia pacifica di traffici e commerci, ma anche storia militare di rilievo europeo per l´importanza strategica che esse assunsero in alcuni momenti cruciali. Assai importante era la strada dello Spluga, per i traffici verso il centro Europa e naturale prosecuzione della strada del Passo S. Marco (strada Priula), dalla quale giungevano a Morbegno i convogli della Serenissima, per poi proseguire, attraverso la Valchiavenna e lo Spluga, verso i paesi di destinazione.
Altri convogli prendevano la strada del Settimo.
Per sottolineare ulteriormente l´importanza delle torri di segnalazione, fu calcolato che certe notizie, passando di torre in torre con segnali di fumo diversificati o con bandiere variopinte, potessero coprire il tragitto Chiavenna-Milano in una sola ora.

La Torre di Segname e la sua storia nei secoli 
Il nobile Cassiodoro lasciò scritto nel VI secolo che, durante le guerre gotiche, le valli alpine si costellarono di torri difensive e di segnalazione. Qualcuno vorrebbe far risalire a quell´epoca la prima costruzione di una torre sul costone roccioso tra Gordona e Samolaco.
E´ però più probabile che la sua costruzione risalga ai secoli IX e X, al tempo delle incursioni degli Ungari. Se ne trova traccia, per la prima volta, in un documento del 1213 a proposito di una controversia fra il vescovo di Como ed il Comune di Chiavenna circa i diritti sulla Torre di Gordona.
Delle tante torri di segnalazione in Valchiavenna (ne esistevano a Cigolino, Montespluga e Berlinghiera), è l´unica giunta praticamente intatta sino a noi dal lontano secolo IX.
Si pone, a detta di insigni storici, "quale esemplare tra i più tipici dell´intera regione Lombardia".
Lo stesso nome della Torre (Segname), lascia facilmente intendere le funzioni, essenzialmente di segnalazione, che essa aveva.
Fu chiamata anche di Panperduto, in ricordo probabile di qualche funesto assedio. La Torre di Segname sorge all´estremità meridionale della lunga cresta, orientata nord/ovest - sud/est, di un promontorio roccioso situato tra Gordona e Samolaco, che costituisce un eccellente punto panoramico a quota 655m; impressionanti, dal punto di vista geologico, a tergo e poco sotto, oltre alla levigatezza delle rocce, le profonde scanalature determinate dallo scorrimento dei ghiacciai del quaternario.
Anche il fatto che essa sia giunta a noi senza notevoli distruzioni, deve essere fatto risalire alla posizione particolare ed alla fatica che richiede il cammino per raggiungerla. Comunque, tra le cause della sua conservazione, non va dimenticato il prezioso servizio che essa poteva svolgere (vedetta e segnalazione) per chiunque governasse la valle.

L´edificio e la sua struttura architettonica
Oltre alla sua collocazione in cima ad un imprendibile sperone roccioso ed al fatto di non essere teatro di azioni militari particolari, anche la struttura architettonica essenziale ha fatto resistere la Torre attraverso i secoli, fino ai giorni nostri.
Essa, infatti, è una costruzione portata all´essenziale, essenzialità tipica della nostra architettura spontanea.
Ha una pianta quadrilatera irregolare (2,54 x 2,16 x 2,40 x 2,17m.) e poggia direttamente sulla viva roccia del promontorio; la struttura muraria è in pietra a vista, squadrata, legata con malta di calce. La tecnica costruttiva della muratura è quella a secco e lo spessore dei muri perimetrali risulta di dimensioni elevate: 110 cm per il lato nord e 96 cm per gli altri tre lati. Il fronte nord, che ha un´altezza di circa 9,5 m è quello più integro e meglio conservato, anche se è rovinato alla base da una breccia effettuata all´inizio del ´900 con metodi esplosivi, al fine di consentire l´accesso alla torre. Non si comprende, invece, dove si trovasse l´ingresso originario, né si scorgono altre aperture di sorta, a parte i fori passanti lasciati dallo smontaggio dei ponteggi che servirono alla costruzione. Probabilmente l´ingresso alla Torre avveniva dall´alto mediante una scala a pioli posta all´esterno, che poteva essere facilmente rimossa in caso di attacco nemico.
 
I guardiani risiedevano in minuscoli abituri, tuttora allo stato di rudere, visibili nelle adiacenze sottostanti, poco a monte di un valloncello detto "Val di Muschoo", dal nome apposto localmente ai berretti, con tesa sulla fronte, dei guardiani stessi.

Il restauro
I beni culturali non sono un inciampo nella realizzazione di altri progetti, ma risorse da valorizzare, oltre che per l´acquisizione e lo studio del proprio passato, per lo sbocco di un turismo qualificato.
Tale turismo, oltre ad unire la possibilità di un´escursione in mezzo alla natura e l´interesse culturale nei confronti di fortificazioni e rovine, risponde anche al desiderio di rivivere fisicamente, e da vicino, vita e vicende di tempi lontani, secondo un persistente spirito romantico. Un insieme di queste ed altre considerazioni hanno spinto il Comune di Gordona alla decisione di restaurare la Torre di Segname, intervenendo sulla struttura che, altrimenti, avrebbe rischiato di crollare.
 
Lo spigolo nord-ovest, infatti, presentava all´esterno uno spanciamento di circa 30 cm per una lunghezza di circa 5 metri. Altri tipi di dissesto riscontrati riguardavano l´espulsione puntuale di alcune pietre, con la conseguente formazione di varie fessure e l´assenza, nella parte sud-est, dell´intero spigolo nella parte superiore per circa 4 metri.
La filosofia del restauro operato è stata quella di conservare quanto più possibile ciò che ci è stato tramandato, per permettere che il vecchio viva pienamente nel contesto attuale.
Gli interventi hanno interessato la conservazione della Torre, l´aspetto architettonico ma anche il campo della fruibilità della stessa. Innanzitutto si è deciso di "congelare" la Torre, fermando i processi di dissesto e ripristinando le parti degradate così da poter mantenere la forma originaria dell´edificio.
In secondo luogo si è ricostruito, per le parti mancanti, il muro interno fino alla quota di 7,30 metri.
I principali interventi realizzati hanno riguardato il ripristino della malta tra i conci per tutta la superficie esposta, il riposizionamento delle parti espulse nella posizione originaria, il ripristino delle parti murarie collassate utilizzando le medesime pietre reperite sul posto, la bonifica delle cavità con malte specifiche ed il ripristino dell´appoggio in fondazione. Dall´esterno, dunque, si può ancora cogliere il messaggio del degrado della Torre così come ci è stata consegnata dalla storia, con le sue pietre magistralmente murate, i muri non più completamente eretti: tutto quello che ci testimoniano i suoi mille anni è ancora percepibile.
 
L´aspetto di fruibilità dell´edificio è stato curato secondo due diversi aspetti: la messa in sicurezza e la bonifica del percorso per accedervi e la possibilità di entrare all´interno della torre. Nell´ambito di questi interventi è stata posizionata un´inferriata al pertugio sul fronte nord, ed una scala con relativo ballatoio all´interno della Torre.
L´inferriata è in ferro battuto, ha forma tonda e concava verso l´esterno per tutelare l´accesso alla torre e stimolare l´osservatore sul buco. La scala, capace di superare i circa 8 metri di dislivello, ha uno sviluppo di tre rampe a girare, con interposti piani di interruzione, e consente di raggiungere la sommità della torre.
Il progetto di fruibilità ha previsto anche l´illuminazione della Torre nelle ore serali. L´impianto di illuminazione, alimentato a pannelli solari, si compone di 3 proiettori che, posizionati ai piedi della Torre, la rendono visibile dall´intera valle.

L´ambiente circostante
La discesa dalla Torre si può effettuare seguendo un percorso diverso, oltremodo interessante, venendo così a giustificare il termine "anello della torre" dato al percorso. Dall´abitato di Segname si percorre il traverso che conduce ad una conca, dove tracce di antichi insediamenti spuntano ovunque nel fitto del bosco. Siamo a "Tagnina" dove si può osservare il piccolo basamento di pietra di un torchio usato per l´estrazione di olio dalle noci, usato come condimento ed anche per alimentare le lucerne del tempo; in quest´area, assai defilata e nascosta, secondo un´antica tradizione, venivano nascoste le donne durante il passaggio, in basso, delle truppe di soldati.
Più avanti, il sentiero traversa a mezza costa salendo con lento diagonale e conduce fino ad un poggio oggi rimboschito dove si trova la "Cà Pipeta", un´autentica e completa abitazione ricavata sotto un enorme monolito.
L´interno ospita alcuni locali e "l´appartamento" è dotato addirittura di una fonte di acqua sorgiva. E´ un edificio forse unico in tutta la Provincia. Se in moltissime occasioni si costruivano baite e stalle al di sotto di grandi pietre strapiombanti che facevano da tetto, in questo caso ci si trova di fronte ad una vera e propria abitazione complessa: fu costruita tra la fine del ´700 e l´inizio dell´ ´800, lavorando anche nei giorni festivi con il permesso del parroco.
Proseguendo la discesa, si giunge ad un altro nucleo di baite, detto "Burdél", antico insediamento abitativo presso il quale si può osservare il piano di un antico torchio per le vinacce. Il basamento è un blocco di pietra con uno spessore di circa mezzo metro e la scanalatura a forma circolare per lo scolo del vino ha un diametro di quasi due metri. La casa più a destra porta sull´ingresso, ormai distrutto, un architrave in legno con la data 1779. Tutt´intorno è oggi bosco, ma sicuramente un tempo cresceva rigogliosa la vite, come testimoniano i terrazzamenti che si possono notare tra gli alberi. Da qui si scende a valle lungo il ripido costone e, dopo aver oltrepassato un´altra baita semicoperta dal bosco, si attraversa a destra fino a ricongiungersi al sentiero di salita.
Ai piedi dello sperone roccioso di Segname, inoltre, sulla destra del fiume Mera, c´è la fattoria fortificata della Cesura con torre e stalle, abitata un tempo dai nobili Pestalozzi di Chiavenna, e successivamente, nel 1763, con l´aggiunta di una pregevole chiesetta dedicata a S. Orsola. Oggi, purtroppo, tutto l´interessante complesso è allo stato di totale abbandono.
 
I numerosi ruderi di abitazioni abbandonate che si incontrano lungo il percorso sono vestigia di un tempo non lontano in cui la montagna era molto più popolata di oggi. Lungo il percorso, scrutando attentamente tra il bosco che si è rimpadronito del territorio, si possono notare numerosi muretti a secco che sostenevano i terrazzamenti su cui si coltivavano principalmente patate e segale. Il bosco di castagno, che oggi prolifera incontrollato, era ben curato, e dal suo prodotto i contadini traevano altra fonte di cibo e legname. Il torchio in pietra di fronte alla baita posta sul finire del percorso serviva per ricavare olio dalla macinatura delle noci.
Questi sono solo alcuni degli indizi che ci parlano di una vita vissuta a stretto contatto con la natura dalla quale si traeva buona parte del sostentamento; tale contatto, però, non era così pacifico ed idilliaco: la vita era assai dura, e richiedeva grandi sacrifici per mantenere un livello di sussistenza. Al tempo stesso, questa condizione precaria e faticosa ha prodotto un´elevata capacità di adattamento ed un´ intelligente versatilità degli abitanti nello sfruttamento delle possibilità offerte dalla natura.
Per tutelare anche queste testimonianze della vita passata, oltre che il patrimonio storico della torre, sono stati pensati interventi per la messa in sicurezza del percorso, in alcuni punti in cui il sentiero affianca il torrente Boggia, e per il miglioramento della scalinata esistente lungo il percorso che porta a S. Pietro. In più, oltre alla realizzazione di una protezione lungo il pendio ad est della torre, per impedire alle persone l´accesso al dirupo, è allo studio un collegamento tra il percorso dell´anello della torre (torre di Segname, Avert di Segname, Gordona) e la salita alla torre in località Cesura o Casletto, in modo da offrire a tutti gli appassionati un percorso
turistico e storico di alto livello.

Il percorso che conduce alla torre

Da Gordona
Arrivando da Gordona, dopo una lunga traversa si oltrepassa il ponte della Boggia da cui si può ammirare l´orrido della cascata dell´omonimo corso d´acqua, e, presso la cappelletta omonima, si incontra un bivio: il percorso sulla sinistra prosegue pianeggiante fino a Samolaco, l´altro percorso, sulla destra e molto più ripido, conduce alla Torre di Segname: è abbastanza faticoso, ma vale la pena percorrerlo.
Nel primo tratto il sentiero procede a tornanti abbastanza ampi, mentre successivamente la salita diventa più ripida, ed i tornanti si susseguono più numerosi.
Il percorso continua fiancheggiando la sponda destra del torrente Boggia e, mano a mano che sale, si sposta più al centro fino a raggiungere l´antico abitato di Segname. Qui si trova un gruppetto di cascine, alcune delle quali ormai diroccate, che un tempo servivano come abitazione saltuaria, deposito per le castagne e come riparo invernale per capre e pecore; recentemente una di queste baite è stata ristrutturata.
Tutt´intorno vi è un ampio spiazzo pianeggiante dominato dai castani e dalle betulle: già nei secoli scorsi (stranezza geologica, qui) era un vasto spiazzo erboso recintato con un muro a secco ed era denominato "Sctop", disseminato di "terman", ossia di pietre divisorie che delimitavano i confini degli innumerevoli campicelli, allora ben coltivati a cereali minori e patate, oltre che a prato. Dopo aver attraversato la selva, si piega a sinistra e si sale molto rapidamente fino a raggiungere la torre.
Se si prosegue scendendo a destra, si giunge nel territorio di Samolaco.
La Torre di Segname può essere raggiunta anche partendo dalle prime cascine, mantenendo la sinistra della costa: giunti in cima, si svolta a destra e, dopo un breve tratto pianeggiante, si arriva all´antica Torre di segnalazione.
Giunti finalmente ai piedi della torre, si ha la sensazione di affacciarsi ad un balcone aereo che offre lo sguardo all´intera Valchiavenna.
 
Da Samolaco
Si prosegue in auto per Ronscione fino a alle case Zuccoli, ultime abitate tuttora; dopo un ponticello, si prosegue a piedi lungo una mulattiera che varca corsi d´acqua perenni, l´ultimo dei quali scorre nella "Val dal Runchiasc", che segna il confine tra Samolaco e Gordona. Poco oltre si trova un piccolo insediamento di abituri con piccole stalle, detto appunto "Runchiasc", e qui si svolta a sinistra. Il sentiero si fa ripido e,
dove incrocia un sentiero trasversale, bisogna prendere a destra e, dopo un tratto ancora in un fitto bosco di castagni, betulle, querce e sorbi, si incontra un bivio (segnalato con due frecce direzionali) presso alcuni muretti a secco. Si piega allora a destra per salire lungo una ripida traccia ben segnalata.
Non esistono problemi di orientamento poiché è possibile seguire le segnalazioni apposte sui tronchi delle piante e la traccia che, a volte, scompare sotto il fitto tappeto di foglie cadute. Oltre i ruderi di alcune costruzioni a secco, ultimo ripido pendio ed una deviazione verso destra portano alla rupe ove, a 665 m., sorge la Torre di guardia.
 



Contatti utili

Comune di Gordona
T e F: +39 0343 42321 
acgordona@provincia.so.it

Comune di Samolaco
T: +39 0343 38003
info@comune.samolaco.so.it

Consorzio Turistico Valchiavenna
T: +39 0343 37485
consorzioturistico@valchiavenna.com