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Orso e lupo: sono tornati

A cura di Mauro Canziani (*)

Nel silenzio assordante di una montagna che fatica a trovare la sua dimensione futura, i grandi carnivori sono tornati. 
 
Nel secolo che ci separa dalla loro estinzione su scala locale, sono scomparse le taglie e i premi concessi per l’abbattimento delle cosiddette “bestie feroci”. I boschi hanno in parte riguadagnato i loro antichi spazi. Gli ungulati selvatici – anche grazie a programmi di reintroduzione – hanno conosciuto un deciso incremento e la presenza dell’uomo, che un tempo interessava gran parte dello spazio alpino, ha lasciato posto a silenziose montagne dove trovare riparo invernale o allevare i propri cuccioli. 
Nell’ultimo decennio la distribuzione alpina di Lupo, Orso bruno e Lince ha così registrato una indubbia espansione anche nel settore lombardo, risvegliando profonde paure e antichi conflitti.  
 
Il Lupo è protagonista di una straordinaria e spontanea espansione del suo areale, dal cuore dell’Appennino, alle Alpi Liguri, fino ormai al Trentino dove sovrappone i propri segni di presenza con quelli di soggetti in dispersione dalle popolazioni balcaniche.
Il Lupo in Valchiavenna ha fatto la sua comparsa nel 2001, quando le analisi delle feci effettuate dall’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica – INFS (oggi ISPRA) avevano confermato la presenza di un giovane maschio, abbattuto nell’autunno dello stesso anno nel settore svizzero della Val Bregaglia. 
Orso bruno e Lince, invece, registrano un’espansione grazie a progetti di ripopolamento effettuati in Italia – nel caso del plantigrado – o in Svizzera – per quanto riguarda il felino.
Gli archivi storici testimoniano che le convalli orientali della Val Mesolcina (Valli di Grono, Cama, Darbora e Forcola) furono la roccaforte dell’Orso bruno sulle Lepontine, dove vennero documentati 5 abbattimenti nella seconda metà dell’800 e 2 ancora nel 1901 e 1903. La Val Bodengo - citata da Cermenati (1887) come una delle aree “maggiormente infestate dagli orsi” – fu interessata dalla presenza di femmine con piccoli fino alla fine dell’800 (1886) e gli abbattimenti proseguirono certamente fino al 1883 e fino al 1903 intorno a Chiavenna.
 
Anche la Val Bregaglia sembra interessata dalla presenza della specie per tutta la seconda metà dell’800, con una popolazione stimata in una quindicina di individui e l’accertamento di diverse riproduzioni. Il sistema di taglie determinò anche in questo caso la rapida scomparsa della specie: la Comunità di Bondo stabilì nel 1866 un premio di 25 franchi per l’abbattimento dei plantigradi, aumentato a 50 pochi anni più tardi. L’ultima femmina con due piccoli venne avvistata in Val Bondasca nel 1899. 
 
C’è chi dice che le Alpi non siano più un luogo idoneo alla presenza di grandi predatori, ma la realtà e numerose ricerche scientifiche dimostrano il contrario. C’è chi sostiene che occorra tornare agli antichi modelli di “convivenza civile”, ma è doveroso rammentare loro che sulle Alpi la soluzione fu trovata in una campagna di persecuzione durata secoli, sia sul piano materiale, sia sul piano simbolico-culturale, che determinò la quasi totale scomparsa dei predatori.
 
La presenza dei grandi carnivori potrebbe invece costituire un tassello di una nuova concezione delle Alpi. Una opportunità per rimettere al centro dell’agenda politica attività economiche, identità, paesaggi e espressioni della biodiversità unici a livello continentale, non ingessati in una cartolina sbiadita ma ricollocando i propri valori in un tempo nuovo....con uno sguardo al futuro. Un futuro dove l’uomo ha più strumenti di un tempo, e dunque più responsabilità, per accettare la sfida della convivenza con una complessità ecosistemica che oggi tutti abbiamo la consapevolezza di dover preservare per tutelare le future generazioni, le Alpi e la vita stessa sul pianeta. 
 
Come comportarsi in caso di incontro 
Orso, lupo e lince sono animali diffidenti e timorosi. Avvertono la nostra presenza anche a grandi distanze e preferiscono evitare l´incontro. Chi ha avuto un´esperienza di questo genere, la ricorda come un´occasione serena ed emozionante. 
È comunque opportuno seguire alcune regole di buon senso: per esempio, rispettare il bisogno di tranquillità degli animali, dunque non fare inseguimenti; quando si cammina nella vegetazione folta è bene fare un po´ di rumore per segnalare la propria presenza. E´ meglio conservare cibi e avanzi in luoghi non raggiungibili ed evitare di gettarli fuori dalle abitazioni o dalle baite. 
Un incontro ravvicinato e imprevisto? Può darsi che l´animale non vi abbia notati: per non spaventarlo, parlate ad alta voce senza fare movimenti bruschi; indietreggiate lentamente, non voltatevi, mantenete una giusta distanza e lasciate una via di fuga all´animale. 
Se l´orso si alza sugli arti inferiori e annusa l´aria, rimanete tranquilli: sta soltanto cercando di capire la situazione. Basta farsi notare per indurlo ad allontanarsi. Fate molta attenzione però nel caso in cui ci siano dei cuccioli: non avvicinatevi e non toccateli per nessuna ragione.  
 
(*) Mauro Canziani è responsabile del Settore Biodiversità di Legambiente Lombardia Onlus e coordinatore progetto Grandi carnivori: diffondere la conoscenza per educare alla convivenza (www.grandicarnivori.it)
 






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